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14/12/2015
Bcc Fvg: «Il nostro patrimonio è solido»
Coefficente patrimoniale del 18,1%. Il decreto salva-banche costerà al sistema 4,5 milioni. In dirittura d’arrivo la riforma

Probabilmente la decisione arriverà tra Natale e Capodanno. Nei giorni di festa per molti italiani dovrebbe essere convocato il Consiglio dei ministri destinato a cambiare volto alle banche di credito cooperativo. Dopo mesi di discussioni, tentativi di autoriforma e mediazioni riuscite solo in parte, il Governo si appresta a varare la riforma concordata a grandi linee con Federcasse, l'Associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali.

Il debutto dell'unione bancaria e l'entrata in vigore del bail-in dal nuovo anno, che impone la risoluzione delle crisi bancarie con il coinvolgimento di azionisti, obbligazionisti e correntisti (senza più la possibilità di ricorrere allo Stato), rende infatti necessario irrobustire le difese degli istituti di credito più piccoli, che si troveranno ancora per diversi anni a fare i conti con il problema delle insolvenza e con una crescita economica anemica.

L’obiettivo della riforma è la creazione di una holding, chiamata a stipulare un patto "risk based" con le singole Bcc. Quanto più la singola banca evidenzierà criteri di solidità, tanto più potrà preservare la propria autonomia (viceversa). Un sistema che, dunque, spinge gli istituti a rafforzare i requisiti patrimoniali e a selezionare con grande attenzione la clientela per non perdere capacità di movimento nel mercato. «La capogruppo, che sarà un soggetto interno al sistema del credito cooperativo, dovrà farsi carico delle politiche di direzione e del coordinamento delle singole Bcc», ha spiegato nei giorni scorsi Alessandro Azzi, presidente di Federcasse. «Dovrà verificarne il percorso e intervenire nei casi di deviazioni o indebolimento patrimoniale, potrà insomma anche intervenire nella capitalizzazione della singola Bcc, accompagnandola in un percorso di risanamento per un periodo di cinque-dieci anni». Azzi non lo ha detto esplicitamente, ma appare ormai certo che il ruolo di capogruppo verrà svolto da è Iccrea, istituto di secondo livello del sistema Bcc. Dunque un soggetto unico, come predicato da tempo da Azzi e nonostante l'opposizione interna che si è sviluppata soprattutto da parte degli istituti veneti e trentini, che reclamavano la presenza di due o anche tre capogruppo. Alla fine si dovrebbe optare per maggiore autonomia nella sola provincia di Bolzano (le Casse Raiffeisen), date le ragioni storiche e linguistiche del territorio.

Per la holding unica si è sempre espresso anche Giuseppe Graffi Brunoro, presidente delle Bcc del Friuli Venezia Giulia: «Dato che l'obiettivo della riforma è rafforzare i presidi del credito cooperativo e consentire interventi di sistema in caso di difficoltà, credo che sia inevitabile una soluzione unitaria», chiarisce Brunoro. Intanto il sistema del Credito Cooperativo del Friuli Venezia Giulia - segnala una nota della Federazione Bcc FVg - ha un Cet1 Ratio del 18,1%, mentre il sistema bancario italiano è all’11,8% (le norme europee prevedono un requisito minimo del 7%). Questo indicatore è il rapporto percentuale tra il patrimonio della banca e l’insieme delle attività - a esempio i prestiti - ponderate per il rischio. Più alto è questo valore, più la banca è solida: «Le Bcc del Fvg, dunque, hanno i numeri per proporsi ai soci e ai clienti come banche solide e sicure» si legge.

Va ricordato che la riforma non consentirà comunque di risolvere da sola i problemi delle Bcc. Una nuova stagione di fusioni e acquisizioni è inevitabile nel comparto, sempre nell'ottica di irrobustire le spalle a fronte delle incertezze che caratterizzano lo scenario economico. Anche perché il decreto Salva-Banche costerà alle Bcc regionali 4,5 milioni di euro complessivi. Un valore non trascurabile se si considera che l'intero 2014 ha visto il sistema regionale chiudere con un utile netto di 26 milioni e finanziamenti a medio-lungo termine per un totale di 709 milioni.

Vi è infine il problema dei non performing loans, che in regione sono arrivati nel 2014 al 10,54% degli impieghi e sono destinati a crescere anche nel bilancio 2015. Verosimilmente nei mesi a venire si assisterà a ulteriori pulizie di bilancio, con la cessione di pacchetti di crediti alle società specializzate nella loro valorizzazione. Probabilmente, solo alla fine delle pulizie potrà tornare davvero a crescere il credito all'economia reale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

di Luigi Dell’Olio - Il Piccolo, 13 dicembre 2015