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14/04/2009
Graffi Brunoro: famiglie alla finestra, mutui in calo Le imprese rialzano la testa, impieghi +8,3%
Il presidente delle Bcc regionali: «Nel 2009 la recessione si farà sentire ma ci sono i primi segnali di ripresa»
di PIERCARLO FIUMANÓ


TRIESTE Giuseppe Graffi Brunoro da gennaio è il nuovo presidente della Federazione delle Bcc del Friuli Venezia Giulia. Dottore commercialista, 46 anni, sposato con due figlie, Graffi Buonoro, già presidente della Bcc Friuli Centrale, raccoglie il testimone da Italo Del Negro che ha presieduto la Federazione regionale per 12 anni.
Presidente Graffi Buonoro, lei assume questo incarico mentre infuria la crisi. Cosa si propone di fare nei prossimi dodici mesi?
L’obiettivo principale sarà quello di mantenere la credibilità del sistema cooperativo nei confronti della clientela. Le Bcc sono rimaste immuni al disastro finanziario e non hanno mai perso la fiducia della clientela. In secondo luogo vogliamo dare una risposta adeguata alla domanda di credito da parte degli imprenditori, soprattutto quelli medio-piccoli, che stanno subendo in modo più grave la crisi. Infine intendiamo sostenere chi rischia di perdere il posto di lavoro.
Che effetto le fa vedere i grandi gruppi riposizionarsi su modelli organizzativi che replicano la banca sotto casa sul modello Bcc?
È la dimostrazione che il nostro modello non è superato, come qualcuno sosteneva. Anche in Friuli Venezia Giulia è aumentata la pressione competitiva nel sistema territoriale del credito. Noi ci sentiamo cooperatori di credito: il bancario dietro i numeri del bilancio vede le cifre e gli aspetti economici e finanziari, noi sappiamo che dietro i numeri c’è il sudore delle persone.
Nelle Bcc non è mai spuntato alcun asset tossico?
In un mondo così complesso come il nostro è possibile che in qualche piccola Bcc ci sia stata qualche obbligazione a rischio, ma sono percentuali infinesimali. Nel complesso il credito cooperativo non ha mai piazzato sul mercato derivati a rischio.
Le previsioni per il 2009?
Nel 2009 anche il credito cooperativo soffrirà nei conti economici. La mutata struttura dei tassi di banche come le nostre, che vivono sul margine di interesse, si farà sentire. Nel 2009 mi aspetto un calo degli utili del 50 per cento. La capacità del credito cooperativo di generare finanziamento nel 2009 subirà inevitabilmente una contrazione.
Come valuta l’impatto della crisi sulle famiglie risparmiatrici?
In regione le famiglie hanno una propensione al risparmio superiore alla media nazionale, hanno tenuto duro in previsione di tempi difficili. Tuttavia il sistema economico sconterà nei prossimi mesi gli effetti delle ristrutturazioni aziendali. Ci saranno perdite di posti di lavoro.
Difficoltà a pagare le rate del mutuo?
Le famiglie che non sono in grado di pagare le rate del mutuo sono poche. Esiste un incremento delle sofferenze ma molto contenuto. Le sofferenze rimangono ancora sotto il 2%. La richiesta di mutui ipotecari per l’acquisto di immobili è tuttavia calato in modo significativo. Oggi, fra fisso e variabile, c’è una maggiore flessibilità nell’offerta. I prestiti alle famiglie sono aumentati del 6,6%.
Il risparmio gestito?
Le famiglie accumulano liquidità e puntano su prodotti sicuri e liquidi. I titoli di Stato restano molto appetibili, le obbligazioni del credito sono più garantite delle altre (alle Bcc c’è un fondo di garanzia degli obbligazionisti, ndr.). Certo, i rendimenti sono minimi. Ma oggi si cerca solo sicurezza.
L’economia regionale rallenta. Quali segnali dalle imprese?
Indubbiamente c’è stato un rallentamento, molte aziende soffrono. Nei prossimi mesi ci aspettiamo un incremento del numero di procedure concorsuali per le imprese in difficoltà. Dobbiamo trovare soluzioni per ricomporre il tessuto imprenditoriale, aiutando le aziende a non fallire.
Chi sopravviverà?
Sopravviverà chi già ha una mentalità imprenditoriale solida. Le nostre imprese devono puntare su prodotti innovativi in grado di ricostituire una quota di ricavi adeguata, non devono restare immobili sul mercato.
Previsioni?
Da qualche settimana si respira un po’ di aria nuova e si guarda al futuro con più ottimismo. Gli imprenditori notano che il costo delle materie prime è diminuito. C’è chi aspetta il momento di ripartire. Ci sarà ancora qualche onda anomala. D’altra parte i numeri negativi di oggi nascono dalle scelte imprenditoriali di tre-quattro anni fa. Ora si ricomincia, con cautela, a fare piani di investimento.
Cosa pensa dell’Osservatorio sul credito istituito da Tremonti e guidato dai prefetti?
Può avere una sua utilità per consentire ai nostri governanti di avere informazioni adeguate per poter decidere. Dubito però che la valutazione del merito creditizio si possa trasferire dalle stanze di una banca ai tavoli della prefettura.
È d’accordo sulla proposta di creare un tavolo che metta assieme banche, imprenditori e Regione per affrontare la crisi?
Sì alla concertazione purchè non sia un pretesto per scaricare le responsabilità.
Nel 2008 le Bcc registrano impieghi per 4,3 miliardi di euro (+6%). Qual è la tendenza nei primi mesi del 2009?
Il trend di crescita è più contenuto, determinato dalla domanda stagnante. Da parte delle Bcc non c’è alcun razionamento del credito. I prestiti alle imprese sono aumentati dell’8,3%.
Pensate di tagliare i costi come hanno fatto altri grossi gruppi bancari?
Cercheremo di razionalizzare al massimo la struttura dei costi ma senza fare drammi. Abbiamo la fortuna di non avere azionisti che pretendono il dividendo ogni anno.
A cosa pensa?
Oggi in regione ci sono 16 Bcc: la distribuzione sul territorio è sufficientemente delineata. Tuttavia saranno possibili fusioni fra filiali consorelle dove ci sono sovrapposizioni.