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11/10/2006
Omaggio a Piero Umiliani, Enrico Pieranunzi & Friends
Il 1958, in mezzo ai brividi della guerra fredda Usa-Urss e ai primi tentativi dell’uomo di inoltrarsi nello spazio cosmico, annoverò anche diversi eventi di non piccola portata artistica: tra questi il debutto discografico, al di là dell’oceano, del trasgressivo Ornette Coleman e, al di qua, in Italia, la realizzazione di un film che per vari motivi avrebbe fatto epoca: “I soliti ignoti”.

Non stupisca l’accostamento. Il fatto è che i due eventi erano legati da un’unica, un po’ misteriosa ma affascinante parola: jazz. E in fondo anche quell’aggettivo, “trasgressivo”, pur coi dovuti distinguo, si attagliava benissimo, oltre che al free jazz d’oltreoceano, a quell’opera cinematografica. Perché in realtà mai prima d’allora s’era pensato di commentare con del vero jazz, seriamente scritto e suonato, una commedia comico-grottesca all’italiana quale era di fatto quel film. Una commedia che annoverava, tra i protagonisti, il già mitico Totò e un inedito, esilarante, travolgente Vittorio Gassman. Artefici di questa specie di imprevedibile “burla” furono, per coincidenza, due toscani: il viareggino Mario Monicelli, regista, e il fiorentino Piero Umiliani, autore delle musiche (e forse non poteva essere diversamente…). Per fare le cose in grande e far vedere che si faceva sul serio quest’ultimo chiamò come solista di tromba nientedimeno che Chet Baker, giustamente presentato, nell’edizione a stampa della musiche del film come “il più grande trombettista del mondo”. Si trattava insomma di un’operazione la cui importanza ed originalità culturale erano notevoli, al punto che l’illustre critico di jazz Arrigo Polillo ne fece oggetto di un articolo sul quotidiano “Il Giorno”. Una significativa frase tratta da quell’articolo campeggiava sullo spartito che proponeva i temi principali del film: “è questa la prima volta che il cinema italiano è ricorso esclusivamente alla musica jazz della miglior vena”.
Quella colonna sonora, allora forse considerata non più di una simpatica boutade, si rivelerà nel tempo un vero e proprio evento nell’evento e fu, per il Maestro Umiliani, l’inizio di una fortunata carriera come autore di musiche per film (quasi 200 pellicole si gioveranno dei suoi suoni) al cui interno, in primo piano o sullo sfondo, il jazz sarà sempre protagonista. Così è in “Audace colpo dei soliti ignoti”, il sequel de “I soliti ignoti” diretto nel 1959 da Nanny Loy, che propone nuovamente Chet Baker in veste di grande solista; o in “Smog”, diretto nel 1962 da Franco Rossi, in cui possiamo ascoltare ancora in grande evidenza il grande trombettista nordamericano. Così sarà tre anni dopo in “Una bella grinta”, un film di Giuliano Montaldo nella cui soundtrack spicca l’intensa voce strumentale di Gato Barbieri, che assurgerà di lì a qualche anno a fama mondiale componendo e suonando la musica di “Ultimo tango a Parigi”. E la lista potrebbe essere lunghissima…